Riflessioni su sinsemia e mappe mentali

Trovo interessante la definizione di sinsemia perché offre una stimolante chiave di lettura del mio lavoro di ricerca:  da diversi anni studio e applico il metodo delle mappe mentali sviluppato dal cognitivista inglese Tony Buzan agli inizi degli anni ’70.

Una mappa mentale è la rappresentazione grafica del pensiero attraverso parole e immagini secondo una struttura gerarchico-associativa che si sviluppa in senso radiale. Essa si basa sulla capacità naturale della mente umana di associare idee e pensieri in maniera non lineare e permette di sfruttare al meglio le potenzialità latenti dell’emisfero destro del nostro cervello, cioè quello che elabora le informazioni in modo globale, creativo, intuitivo, emotivo e farlo lavorare in sinergia con l’emisfero sinistro che invece è logico, razionale. Per questo la mappa mentale può essere considerata come la “traduzione biologica” delle idee.

Passare dalla scrittura lineare a quella radiale vuol dire utilizzare lo spazio in modo nuovo: girare il foglio da verticale a orizzontale; non scrivere da sinistra verso destra,
 ma partire dal centro e proseguire in senso orario; non utilizzare la gabbia per l’impaginazione, ma tracciare una struttura analoga a quella dei neuroni; non scrivere sulle righe, ma sui rami;
 non scrivere frasi, ma parole chiave e immagini; utlilizzare non solo il nero ma tutti i colori che l’immaginazione suggerisce.

In una mappa mentale l’organizzazione sinsemica permette di visualizzare correlazioni tra gli elementi di scrittura (parole chiave e immagini) che con la scrittura lineare, sequenziale e alfabetocentrica sarebbe molto difficile rendere. Per questo la mappa mentale favorisce il processo creativo che richiede un’alternanza tra pensiero logico e analogico, alla ricerca di un ordine che produca un nuovo senso.

Come già sottolineato da Luciano Perondi e Leonardo Romei, nell’articolo pubblicato da Nòva24, la storia della scrittura è ricca di esempi di testi con un’alta componente sinsemica. A questo proposito la Dott.ssa Rosa Martucci, bibliotecaria 
presso la Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” di Bari, ha rinvenuto esemplari 
di antiche mappe in un codice membranaceo conservato presso 
la Biblioteca Pubblica Arcivescovile Annibale De Leo di Brindisi.

(…) Il testo trascritto è “Concordia discordantium canonum seu decretum” di Graziano, canonista toscano (forse di Chiusi) vissuto tra la fine dell’XI secolo e la metà del XII, insegnante di diritto canonico nello Studio di Bologna. Si tratta quindi di un trattato relativo al corpus delle norme giuridiche ecclesiastiche (…)

(…) intrigante è la presenza non occasionale di raffinate mappe mentali, generalmente tracciate nel margine inferiore, di mano diversa da quella del copista e da quella del redattore delle glosse a margine del testo, che alla narratività, pur sintetica, delle glosse giustappongono l’evidenza grafica di argomentazioni scandite in una struttura a volte piramidale a volte radiale utili per prevenire o colmare le lacune della memoria (…)

Dal XII passiamo al XXI secolo con una mappa mentale che ho realizzato per riflettere su come sarà “la pagina del III millennio”

Roberta Buzzacchino


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8 responses to “Riflessioni su sinsemia e mappe mentali

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  2. Roberta Buzzacchino

    Stavo per replicare a Daniele Barbieri, ma dopo aver letto “ Sullo spirito di questo blog” scritto di Luciano Perondi e Leonardo Romei (che condivido completamente) non l’ho più ritenuto necessario.

  3. Il post “Sullo spirito di questo blog” cercava di chiarire la scelta di fare un blog collettivo in cui possano convivere posizioni e ambiti diversi.

  4. Enrico Poli

    Hmm… scrivo qui una cosa, anche se c’entra solo in parte con l’intervento di Roberta: ma non saprei dove altro sistemarla (non avrebbe comunque la dignità di un post!).

    Io – come probabilmente moltissime altre persone, e una porzione immagino maggioritaria tra quelle che ruotano intorno a questo blog – quando prendo appunti, li prendo naturalmente in modo non sequenziale e sinsemico.

    Questa è la ragione per cui vado ancora sempre in giro con penna e quaderno, oltre a portatile/smartphone/tablet: la scrittura digitale forza la sequenzialità, a meno di non usare strumenti che ti impediscano la scrittura “di getto” che è propria dell’appuntare un idea (come appunti un insetto al cartone con uno spillo, prima che sfugga via). (Il copia-e-incolla e la semplicità della revisione ci porta su un altro discorso.)

    Quando devo trasformare gli appunti cartacei in un documento formale, e quindi devo portarli in forma digitale, la strada è erta. Tocca tirare fuori Illustrator e cercare con la santa pazienza di ricreare, tra mille attenzioni e difficoltà, quello che sulla carta era venuto spontaneo (lì, sarebbe stato difficile fare altrimenti).

    Penso anche alle osservazioni di Leonardo e Luciano sui manoscritti (di Galileo, di Eulero, ma se ne potrebbero trovare… be’, Leonardo, per dirne uno ovvio). Prendere appunti è un’attività così connaturata allo studio e all’imparare, immaginerete che mi interessa molto, visto quel che faccio.

    Ne parlo perché oggi ho perso gran parte del pomeriggio in una conversione di questo tipo. Metto qui il risultato, piccolino perché non voglio si leggano i contenuti (sono cose di lavoro), ma passi un’idea della forma:

    È una cosina mediocre, ma il punto è: il cuore del messaggio erano le relazioni tra le parti, e non potevo esprimerle altrimenti. Un lungo documento di specifiche o 30 slides di powerpoint dovrebbe richiamare pagine passate o rimandare a pagine future continuamente, e dubito di poter pretendere che i miei ascoltatori riescano a farsene un modello mentale in real time.

  5. Una nota a margine del tuo post/commento: la critica di un linguista potrebbe essere che il tuo diagramma però, per quanto efficace, può essere verbalizzato e trasformato in una sequenza lineare di parole in molti modi diversi, mentre un testo scritto lineare si legge in un solo modo, e che dunque il grafico è una forma monca rispetto al documento integrale in quanto più vaga. Ma il punto è che: a) quello che tu volevi comunicare non era la sequenza di parole ma la relazione tra le parti b) il diagramma non riassume o schematizza il testo ma ne può essere semmai la matrice c) la sequenza di parole a sua volta deve essere interpretata e niente ci assicura che la sua interpretazione sia univoca, anzi.
    È importante dunque quello che tu noti pragmaticamente perché indica che diagrammi e grafici non sono ancillari rispetto al testo lineare alfabetico, semmai si può pensare ad un rapporto di interazione.

  6. Trovo che la sinsemia sia uno strumento formidabile quando si ha la necessità di uscire dalla linearità di una sequenza (di pensiero? Di parole? Di immagini?…. ) per affrontare realmente la complessità.
    Certo rappresentare non significa automaticamente risolvere, ma… spesso costituisce un passo importante verso la soluzione.

    Una volta, durante un mio corso sulle mappe, un partecipante mi fece notare che anche questo approccio, come quello della “linearizzazione”, comporta una “proiezione su un piano diverso da quello di partenza”: la rappresentazione è comunque semplificata e questo comporta una perdita di informazioni, come nelle proiezioni ortogonali rispetto al 3D.
    A questa obiezione risposi facendo notare che
    – “la mappa non è il territorio” come diceva Korzybski e… se la complessità che si sta affrontando può essere rappresentata direttamente e senza “riduzioni”, il problema non si pone: si resta nel territorio e si risparmia la fatica di mappare 😉
    – la complessità difficilmente potrà essere rappresentata solo da un punto di vista, ma… osservandola da diversi punti di vista si riesce a colgiere meglio la sua entità e la sua articolazione (appunto..un po’ come si fa con le proiezioni ortogonali..).

    Sarebbe interessante approfondire i vantaggi che l’approccio sinsemico alla rappresentazione porta al processo mentale di sviluppo di un’idea…
    🙂

  7. @ Enrico: ripensando alle osservazioni che facevi in merito alla necessità di una trascrizione mi hanno fatto tornare in mente questo “strumento tecnico”: la penna digitale.
    Se ne trovano in varie versioni… ad esempio queste due:
    http://www.livescribe.com/int/
    http://www.irislink.com/c5-1626-225/IRISnotes——-The-Digital-Pen-that-types-what-you-write-.aspx

    che mi sono state segnalate da Andrea Fanelli nel gruppo “Le mappe del pensiero” di LinkedIN

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