Noi ad Atene facciamo così

Come stanno le cose?
Se mi siedo per terra e alzo il piede, più volte, a coprire il sole, posso legittimamente affermare che il sole ha la grandezza di un piede umano.

Questa si chiama osservazione sperimentale del fenomeno.

È fondata sulla credenza, mitica, nella induzione. Una serie, sufficientemente lunga, di osservazioni di fenomeni simili ci guida alla formulazione di una legge o per lo meno di una ipotesi.
Se osservo molti cigni bianchi posso ipotizzare che tutti i cigni siano bianchi. Ma basta l’apparizione di un cigno nero e tutto salta. Ma, ancora prima, l’osservazione neppure può esistere senza un insieme di convinzioni precedenti. Cosa osservo? Come osservo? Che cosa è? Boh.

Se mostro un cartellone, con immagini, parole, numeri, indici e produco osservazioni su di esso, i casi sono due: o sto misurando il sole con il piede, oppure ho un mio sistema di convinzioni precedenti, che non ho esplicitato.
Quest’ultimo è il caso più frequente, ma conduce a fraintendimenti.
Sarebbe necessario, secondo me, inventare esplicitamente un sistema assiomatico-deduttivo (ipotetico-deduttivo), per la sinsemia. Questo compito può essere svolto solo da esperti della semiotica, cioè da molti di coloro che seguono questo blog.

Per parte mia, che semiologo non sono, solo alcune proposizioni prescientifiche, di quelle che lasciano tutto così com’è.
Il mondo è sinsemia.
I confini della sinsemia sono i confini del mondo (ergo).
La sinsemia è composta da rappresentazioni, da indici e da linguaggi.

Naturalmente è possibile che questa mia nota sia ritenuta superflua, ma ciò significherebbe non che si ritiene inutile un sistema assiomatico, ma che, in realtà, se ne ha già uno e si preferisce non dichiararlo.
Forse perché si tratta proprio della credenza nella induzione?

Come stanno le cose?

Gorgia Leontino

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3 responses to “Noi ad Atene facciamo così

  1. Uno degli obiettivi di questo cantiere è ragionare su strumenti per progettare una scrittura in cui testo alfanumerico e immagini/figure sono integrate al punto da comunicare in modo più efficace delle parole da sole o delle immagini da sole, o sono capaci di mostrare relazioni complesse e giocare un ruolo decisivo in una argomentazione logica (come i diagrammi di Cirese, su cui presto torneremo).

    Così come esistono poi generi di scrittura alfanumerica più o meno vaghi o precisi (dalla poesia a una formula matematica) possono esserci vari tipi di scrittura sincretica e appunto sinsemica.
    Induzione o deduzione non sono caratteristiche di un medium, non si può dire che un testo alfabetico sia più logico di una figura, e permetta deduzioni più rigorose, così come un romanzo non è più scientifico di un diagramma, dipende.

    Induzione e deduzione non sono proprietà della scrittura alfabetica, e dunque non possono esserlo neanche di una scrittura sincretica, ma sono cose che si possono fare attraverso la scrittura, o alcuni generi di scrittura. Come farlo attraverso una scrittura in cui parole e figure sono integrate?

    Io direi che, per il momento, possiamo procedere attraverso analisi di esempi felici ma con l’obiettivo finale di non arrivare dopo i testi e analizzarli, su questo ci sono già teorie consolidate, ma prima.

    Infine, sul rapporto tra pensiero occidentale e immagine, logica e figure si apre un fronte molto ampio (ad esempio la questione del ragionare attraverso schemi). Voi ad Atene potete darci qualche indicazione?

  2. gorgialeontino

    Sì, Leonardo, qui ad Atene Wittgenstein ha fatto il primo passo avanti, dopo la formalizzazione della logica da parte di Crisippo nel III secolo a.c., scoprendo che la logica é tautologica. Non é mai vera o falsa.
    E’ tautologica, é vuota, non dice niente sui fatti del mondo, non c’entra niente con nessun medium, con nessuna scrittura, con nessuna figura.
    Quindi, neppure induzione e deduzione, procedimenti della logica, dicono qualcosa sul mondo. Possiamo solo esaminarli, chiedendoci se sono strumenti efficaci o se ci portano a contraddizioni.
    Bene, assodato questo, il problema allora qual é?
    Il problema é la scienza, sì, proprio lei.
    Noi possiamo anche occuparci di altro, scrivere poesie, romanzi o svolgere qualche altra attività nobile, forse anche più importante della scienza, e più bella, che magari ci rende più lieta la vita.
    Ma, per me, rimane sempre la domanda? Questa é scienza?
    Esiste un criterio credibile di demarcazione, che ci indichi il piccolo orticello della scienza. E’ quello della falsicabilità.
    La cosa singolare é l’accanimento, con cui molti cercano di infrangere anche questo piccolo luogo. Ma alcuni poeti, artisti, religiosi orientali, hanno tutto il mondo, vario e colorato, perché si accaniscono così su un pezzetto di terra brutto e senza colori, cercando di spazzarlo via, di impedire che dica qualcosa da un altro punto di vista?
    Pensa un po’, Leonardo, a mille anni del medioevo.
    Ma la scienza, sistema ipotetico-deduttivo volta a volta inventato da noi, che esamina enti teorici interni al sistema, sempre inventati da noi, e poi li confronta con i fatti, attraverso regole di corrispondenza, sempre inventate da noi, se ne frega altamente. E qualcosa produce, o no?
    Ma forse qualcuno conosce un altro tipo di scienza, che procede altrimenti. Ce lo racconti. A me non risulta che esista un’altra scienza.
    Esiste, per fortuna, questa nostra scienza, regno della libertà, che non è in alcun modo sfiorata dal dogma, dagli dei, se ne frega dei tentativi di mescolarla con altro, in un immenso carnevale di Rio.
    La scienza cerca il vero e il falso delle proposizioni, così come la filosofia cerca il significato.
    Forse sto parlando troppo, ma il fatto è, Leonardo, che io ragiono così, sono assolutamente occidentale e non mi apro al luminoso disvelarsi dell’essere, non mi illumino d’immenso, mi illumino solo con la luce elettrica, sciocca scoperta occidentale, come alcune altre.
    La mia vera convinzione è che gli intellettuali dell’occidente hanno un grande dovere storico, quello di difendere con le unghie e con i denti questa piccola enclave di libertà e di civiltà, scoprendo cose nuove e belle e mai pensando che chi mette le dita nella corrente elettrica la conosca meglio di Maxwell. La conoscenza, da noi, è espressione. La metafisica va sempre mostrata nella sua inconsistenza ridicola.
    Allons enfants.

  3. Pingback: FF3300 – Blog » Noi ad Atene facciamo cos

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