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Esce in libreria “Progettare la comunicazione” di Leonardo Romei

Oggi 19 novembre esce in libreria per la collana Scritture di Stampa Alternativa & Graffiti “Progettare la comunicazione”.
Il testo offre tra l’altro riflessioni sul concetto di sinsemia.

http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-504-5/leonardo-romei/progettare-la-comunicazione.html

http://www.amazon.it/Progettare-comunicazione-Esempi-esperimenti-modelli/dp/8862225040/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1447922331&sr=8-1&keywords=progettare+la+comunicazione

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Leonardo Romei

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Effetto Stroop e Freccia (2/2)

(Continua dal post precedente)

Dai risultati degli esperimenti si possono trarre alcuni elementi rilevanti.
Si può assumere che la freccia sia uno degli elementi fondamentali con cui confrontarsi per progettare scrittura nello spazio, fa parte infatti del “limitato numero di simboli” con validità esterna all’artefatto ed è peraltro vocalizzabile in tempi paragonabili a quelli dei caratteri alfanumerici, come abbiamo visto.
Si è condotti a concentrare l’attenzione sul fatto che l’uso della freccia per indicare un “verso” è un fatto piuttosto recente (e quindi appreso?), ma probabilmente il segno è in qualche modo più coerente con l’azione di una parola composta di caratteri alfanumerici.

Lettera di Galileo a Leonardo Donato del 1609

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Effetto Stroop e freccia (1/2)

Di fronte a un cartello come questo da che parte girereste?

Nell’articolo di Baldo, Shimamura e Prinzmetal (1998) “Mapping symbols to response modalities: Interference effects on Stroop-like tasks”(pdf) vengono proposti degli esperimenti in cui si chiede ai soggetti di rispondere a uno stimolo: in alcuni casi una freccia, in altri una scritta. Come nell’esperimento originale sull’effetto Stroop, si vuole verificare se la presenza di uno stimolo irrilevante in contraddizione con quello rilevante provochi una “interferenza” (dovuta alla persistenza proprio dello stimolo irrilevante).
In particolar modo si cerca di verificare se l’interferenza aumenta quando il compito richiesto ai soggetti dell’esperimento ha una maggiore compatibilità con lo stimolo irrilevante (il compito azione compatibile con lo stimolo freccia, il compito vocalizzazione con il testo alfanumerico).

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Velocità di lettura o comprensione?

Luca De Biase in un post riprende brevemente una ricerca di Miratech che confronta la lettura su iPad e su carta stampata.
Jacob Nielsen nel luglio 2010 ha condotto una ricerca simile, il testo da leggere in questo caso è una storia di Hemingway letta sulla applicazione iBook per iPad.

La ricerca di Nielsen indicherebbe che la rapidità di lettura su iPad è del 6% inferiore a quella del libro, una differenza però  dichiarata  “marginalmente significativa”, in altri termini potrebbe essere legata solo a fattori casuali e non essere valida su una popolazione più ampia.
Di questa ricerca sono presenti on line solo alcune indicazioni sulla metodologia utilizzata quindi non è possibile capire quale sia il suo fondamento scientifico.
In ogni caso ci dice solo una cosa: il riconoscimento della scrittura alfabetica (o meglio alfanumerica) sembra avvenire con tempi molto simili su libro o iPad.

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Codex Mendoza

Autori anonimi, inizio XVI sec, Codex Mendoza, folio 2 recto, manoscritto, Bodleian Library of the University of Oxford, MS. Arch. Selden. A. 1.

Una ripresa dell’articolo pubblicato su Nòva 24 (scritto con la consulenza di Antonio Perri, ma la responsabilità degli errori è nostra).

La composizione di questo artefatto permette di visualizzare tutte insieme nozioni storiche, politiche e geografiche in una narrazione in cui però non c’è un’unica sequenza di lettura predeterminata.

Ogni elemento grafico presente nella pagina (compresi il colore, la posizione nello spazio e l’orientamento dei pitto-grafemi) ha un significato ben definito.

Non esiste nessun tipo di distinzione tra scrittura e immagine. Ogni elemento è allo stesso tempo pienamente scrittura e pienamente immagine. Si può leggere in modo ragionevolmente univoca ed è possibile vocalizzarlo.

Analisi sinsemica in pdf

Rimandiamo anche all’articolo di Antonio Perri “Il problema delle unità minime nella scrittura azteca“.

Leonardo Romei e Luciano Perondi

Salterium Brunonis

Le due immagini riproducono due edizioni a stampa di uno stesso testo, il Salterio di San Bruno, e in particolare il Salmo 6.

Nell’edizione del 1485 (In folio) il sistema di avvicinamento spaziale dei commenti conduce ad usare un’interlinea molto ampia tra una riga di testo e l’altra.

 

 

 

Nell’edizione del 1494 (In quarto) la disposizione spaziale è sostituita da un sistema di note. Questo ha permesso di stampare in uno spazio più ristretto lo stesso testo.

 

 

 

 

Nell’edizione del 1494  i commenti sono collegati al testo principale attraverso un sistema di note. Un’informazione che era resa spazialmente nell’edizione del 1485 (legame tra testo principale e commento) è stata trasformata in segni grafici.

L’edizione del 1485 permette un più rapido riconoscimento dell’inizio di ciascun Salmo e sono immediatamente visibili quali sono i passaggi su cui c’è una maggiore concentrazione di commenti dei Padri della Chiesa.

La destinazione d’uso dei due testi ha inciso sulla loro forma grafica: la riduzione degli elementi sinsemici, e di conseguenza la minore visibilità immediata della struttura del testo, è il prezzo che viene pagato per ridurre le dimensioni fisiche dell’oggetto.

L’esempio è ispirato, pur nella diversità delle conclusioni, dall’articolo di Margaret Smith “The typography of complex texts: how an early printer eliminated the scribes’ red” apparso nel 1997 su “Typography Papers”, n. 2, pp. 75-92.

Analisi sinsemica in pdf

Leonardo Romei e Luciano Perondi