Tag Archives: Riflessioni sulla scrittura

Esce in libreria “Progettare la comunicazione” di Leonardo Romei

Oggi 19 novembre esce in libreria per la collana Scritture di Stampa Alternativa & Graffiti “Progettare la comunicazione”.
Il testo offre tra l’altro riflessioni sul concetto di sinsemia.

http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-504-5/leonardo-romei/progettare-la-comunicazione.html

http://www.amazon.it/Progettare-comunicazione-Esempi-esperimenti-modelli/dp/8862225040/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1447922331&sr=8-1&keywords=progettare+la+comunicazione

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Leonardo Romei

Presentazione del libro Sinsemie alla libreria 121, Milano


Homo videns della terza fase

Il 9 Marzo 2011 Antonio Perri ha tenuto una conferenza nel modulo coordinato da Beppe Chia, Luciano Perondi e me medesimo all’Isia di Urbino.
Il fuoco della conferenza è stato: la scrittura non è riducibile alla rappresentazione visiva del parlato.

L’argomentazione è stata complessa e gli esempi sono stati molti, per dirne sono alcuni: le forme di scrittura non alfabetica; l’impossibilità di trasformare in parole le caratteristiche grafiche di un testo come il carattere scelto, i corsivi e i grassetti; la presenza quotidiana di testi non verbalizzabili in modo univoco (ad esempio le bollette o le bolle di accompagnamento dei pacchi).
Su questa cosa ci sarebbe moltissimo da dire, chi vuole può leggere intanto altri post di questo blog, la voce Scrittura scritta da Perri in Culture e discorso, il suo saggio “Il problema delle unità minime nella scrittura azteca” e gli articoli di Giovanni Lussu e Daniele Turchi.

Ai fini di questo post mi sono però limitato a dare un’occhiata a qualche voce di scrittura presente sulle enciclopedie e ne ho scelte tre, una è tratta da Wikipedia, le altre due da enciclopedie Treccani di diversi periodi storici.

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Un passo indietro

Facciamo un passo indietro. E poi un altro.

L’espressione è completamente diversa dalla mera rappresentazione, è molto di più e non può essere da questa derivata.

Se il linguaggio non fosse che un sistema di segni aventi una significazione fissa, non potrebbe mai essere in grado di comunicare fatti nuovi. Se la sua funzione consistesse esclusivamente nel rappresentare pensieri o fatti per mezzo di simboli, esso potrebbe rappresentare soltanto quei pensieri o fatti cui è stato assegnato un segno in precedenza; un fatto nuovo sarebbe quello cui nessun simbolo è stato assegnato, sarebbe perciò impossibile comunicarlo.

Al contrario, la caratteristica essenziale del linguaggio consiste nella sua capacità di esprimere fatti, compresi i nuovi fatti, insomma tutti i fatti.

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Una nota di Massimo Pistone

Qual è la caratteristica principale dell’omino bianco? che è nero. Ma, per notarlo, si deve uscire dal contesto.
La parola, il logos, per noi occidentali è sempre un potente signore. Prevale sulla figura e la fa serva.
Solo se la parola è eliminata, la figura parla. Il tentativo di Otto Neurath è questo e mi sembra che funzioni.
Le indicazioni iconiche dei WC sono una applicazione della sua ipotesi: è difficile sbagliare porta.
Massimo Pistone