Monthly Archives: December 2010

The writing of an architectural project (02)

The image above is a scheme made by OMA for a conceptual masterplan for a cultural district in Honk Kong.

In this image we can define some rules that can be applied to most of architectural projects.

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Noi ad Atene facciamo così

Come stanno le cose?
Se mi siedo per terra e alzo il piede, più volte, a coprire il sole, posso legittimamente affermare che il sole ha la grandezza di un piede umano.

Questa si chiama osservazione sperimentale del fenomeno.

È fondata sulla credenza, mitica, nella induzione. Una serie, sufficientemente lunga, di osservazioni di fenomeni simili ci guida alla formulazione di una legge o per lo meno di una ipotesi.
Se osservo molti cigni bianchi posso ipotizzare che tutti i cigni siano bianchi. Ma basta l’apparizione di un cigno nero e tutto salta. Ma, ancora prima, l’osservazione neppure può esistere senza un insieme di convinzioni precedenti. Cosa osservo? Come osservo? Che cosa è? Boh.

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Fist calligrafici

Nei post precedenti si è cominciato a riflettere sulla freccia come segno grafico.
La freccia ci ha fatto pensare al tema più generale dei segni che indicano direzione e verso. Riporto la definizione di direzione presente nell’enciclopedia Treccani on line: “In matematica, direzione di una retta è l’elemento comune a una retta e a tutte le rette a essa parallele. La direzione di una retta è indipendente dall’ordinamento dei suoi punti (che definisce i due possibili versi). Per es. un punto mobile che percorre la retta si muove sempre nella medesima direzione, sia che avanzi in un verso (o senso) o in quello opposto”.
Nella ricognizione siamo incappati nei fist (le mani con l’indice puntato, usate sia in forma stampata, sia in forma manoscritta), riguardo ai quali mi pare di poter dire che la funzione sia più quella di sottolineare un punto che quella di indicare un verso. Nonostante questo, il fatto che il segno sia orientato spazialmente lo rende significativo nei termini della nostra prospettiva.
Nel libro Trasformation of Knowledge, Early manuscripts from the collection of Lawrence J. Schoenberg (2006, Paul Holberton Publishing, London), ho trovato un fist in un codice del XIII secolo (il fist dovrebbe essere successivo, perché, nonostante sia una riproduzione, inchiostro e mano sono apparentemente diversi). Il codice, del XIII secolo, contiene la Metafisica di Aristotele tradotta da William di Moerbeke:

Aristotele, Metafisica, Manoscritto LJS 25, XIII secolo, folio 69 recto.

Altre riflessioni sulla freccia

Il problema che viene sollevato nel precedente post Effetto stroop e freccia è capire quando la linea comincia a indicare in quale dei due versi viene seguita.

Ho provato a proporre la questione a John Ptak, che ne sa molto. Mi ha risposto (spero non si arrabbierà se lo cito) :

«The index finger as part of an entire hand is seen often, especially in early works (through the Renaissance and into the Baroque) but I must say that I’ve not seen the arrow sign used in its place early, even in the 19th century. When looking at annotated works in the 19th century and earlier it’s mostly lines or dots or dashes and even the drawn finger/hand, but not arrows. Good question! I don’t have an answer, but I suspect that the use of the arrow is very (100-150 years?) recent».

A me pare di poter ipotizzare che se linee non dirette per unire parti di un’immagine a un commento si ritrovano anche molto indietro nel tempo (in Leonardo, in testi d’ottica islamici d’un millennio fa, dove si confondono con svolazzi calligrafici, in altre immagini che Leonardo e Luciano stanno scoprendo), non pare semplicemente si sentisse il bisogno di specificare la direzione (e in effetti, se ci pensate, anche nei testi di oggi spesso la freccia è del tutto inutile, la relazione spesso è bidirezionale – di sicuro, mi verrebbe da dire però, quando la freccia c’è punta sempre dal testo verso l’immagine, come a segnare una sorta di prevalenza gerarchica del testo? Tutte ipotesi traballanti da verificare).

Le barre di scala nelle mappe medievali


In “Effetto Stroop e freccia” Luciano Perondi chiudeva ponendo domande sull’utilizzo della prima freccia come simbolo di verso e direzione, le sue richieste hanno ricevuto risposte interessanti che presto pubblicheremo, dunque continuiamo sulla strada dei  particolari che possono avere una ricaduta più ampia.
L’immagine in alto non è un dettaglio di una carta geografica realizzata nel 1400, nell’epoca rinascimentale, ma di una carta nautica medievale, è la così detta Carta Pisana, conservata alla Bibliotèque nationale de France, visibile nel suo insieme qui. Risale agli ultimi decenni del 1200.

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Effetto Stroop e Freccia (2/2)

(Continua dal post precedente)

Dai risultati degli esperimenti si possono trarre alcuni elementi rilevanti.
Si può assumere che la freccia sia uno degli elementi fondamentali con cui confrontarsi per progettare scrittura nello spazio, fa parte infatti del “limitato numero di simboli” con validità esterna all’artefatto ed è peraltro vocalizzabile in tempi paragonabili a quelli dei caratteri alfanumerici, come abbiamo visto.
Si è condotti a concentrare l’attenzione sul fatto che l’uso della freccia per indicare un “verso” è un fatto piuttosto recente (e quindi appreso?), ma probabilmente il segno è in qualche modo più coerente con l’azione di una parola composta di caratteri alfanumerici.

Lettera di Galileo a Leonardo Donato del 1609

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Effetto Stroop e freccia (1/2)

Di fronte a un cartello come questo da che parte girereste?

Nell’articolo di Baldo, Shimamura e Prinzmetal (1998) “Mapping symbols to response modalities: Interference effects on Stroop-like tasks”(pdf) vengono proposti degli esperimenti in cui si chiede ai soggetti di rispondere a uno stimolo: in alcuni casi una freccia, in altri una scritta. Come nell’esperimento originale sull’effetto Stroop, si vuole verificare se la presenza di uno stimolo irrilevante in contraddizione con quello rilevante provochi una “interferenza” (dovuta alla persistenza proprio dello stimolo irrilevante).
In particolar modo si cerca di verificare se l’interferenza aumenta quando il compito richiesto ai soggetti dell’esperimento ha una maggiore compatibilità con lo stimolo irrilevante (il compito azione compatibile con lo stimolo freccia, il compito vocalizzazione con il testo alfanumerico).

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The writing of an architectural project (01)

The image above is a graphic artifact I designed to explain the concept of an architectural project: a wine-cellar in Argentina.

In order to communicate an idea through white bi-dimensional space you must think first about the space of the text, choosing which part of the concept will be the main and which will be subordinate, what has to be communicated first and what is just secondary.

Then you must plan how to design the page and the relation between images and text.
Sometimes the text explains the images, otherwise text and images are strongly related and they would lose their meaning if they are separated, or the images are created to explain the text.

Synsemic analysis (pdf)

Elisa Pardini

Sullo spirito di questo blog

Il tema di questo blog pensiamo sia chiaro, ma a tre settimane dalla sua nascita, vogliamo chiarire il suo spirito. Continue reading

Un passo indietro

Facciamo un passo indietro. E poi un altro.

L’espressione è completamente diversa dalla mera rappresentazione, è molto di più e non può essere da questa derivata.

Se il linguaggio non fosse che un sistema di segni aventi una significazione fissa, non potrebbe mai essere in grado di comunicare fatti nuovi. Se la sua funzione consistesse esclusivamente nel rappresentare pensieri o fatti per mezzo di simboli, esso potrebbe rappresentare soltanto quei pensieri o fatti cui è stato assegnato un segno in precedenza; un fatto nuovo sarebbe quello cui nessun simbolo è stato assegnato, sarebbe perciò impossibile comunicarlo.

Al contrario, la caratteristica essenziale del linguaggio consiste nella sua capacità di esprimere fatti, compresi i nuovi fatti, insomma tutti i fatti.

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Riflessioni su sinsemia e mappe mentali

Trovo interessante la definizione di sinsemia perché offre una stimolante chiave di lettura del mio lavoro di ricerca:  da diversi anni studio e applico il metodo delle mappe mentali sviluppato dal cognitivista inglese Tony Buzan agli inizi degli anni ’70.

Una mappa mentale è la rappresentazione grafica del pensiero attraverso parole e immagini secondo una struttura gerarchico-associativa che si sviluppa in senso radiale. Essa si basa sulla capacità naturale della mente umana di associare idee e pensieri in maniera non lineare e permette di sfruttare al meglio le potenzialità latenti dell’emisfero destro del nostro cervello, cioè quello che elabora le informazioni in modo globale, creativo, intuitivo, emotivo e farlo lavorare in sinergia con l’emisfero sinistro che invece è logico, razionale. Per questo la mappa mentale può essere considerata come la “traduzione biologica” delle idee. Continue reading

How to ski by the french method

How to Sky (our highlights are in green)

How to Ski by the French Method by Emile Allais, with photos and layout by Pierre Boucher, Editions Fleche Publishers, Paris, 1947.

In our opinion one of the most complete exemple of text synsemically displayed. A contemporary “synsemic masterpiece”.

In this picture all the graphic “tools” are used as writing elements, without distinction and separation between pictures, alphanumeric characters, graphic elements.
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Synsemia and typefaces

New typeface for Il Sole 24 Ore

Today on Il Sole 24 Ore, an important italian newspaper, Luciano Perondi presents his new typeface  “Sole Serif”, that will be adopted, starting tomorrow, in the weekly cultural supplement. So a few words on type design and the synsemic perspective.

Aren’t they in opposition? If synsemia is the study of the non linear organization of elements of writing, type design shouldn’t be its opposite? Actually alphanumeric characters are elements of writing which needs to be organized in the space.

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Una nota di Massimo Pistone

Qual è la caratteristica principale dell’omino bianco? che è nero. Ma, per notarlo, si deve uscire dal contesto.
La parola, il logos, per noi occidentali è sempre un potente signore. Prevale sulla figura e la fa serva.
Solo se la parola è eliminata, la figura parla. Il tentativo di Otto Neurath è questo e mi sembra che funzioni.
Le indicazioni iconiche dei WC sono una applicazione della sua ipotesi: è difficile sbagliare porta.
Massimo Pistone

Riflessioni su sinsemia e design della comunicazione

L’idea di sinsemia è estremamente interessante e potrebbe rappresentare una cornice di riflessione che “tiene insieme”, tendendo verso una “regia unificata”, pratiche del progetto di comunicazione visiva, che specializzatesi su singoli media, stentano a reggere il confronto con la situazione attuale dove i segni di linguaggi differenti devono convivere. Oggi risulta pressoché impossibile pensare un progetto grafico senza prevederne le declinazioni e gli sviluppi su carta, schermi, tablet, LIM… Sarebbe auspicabile che il concetto di sinsemia si espandesse accogliendo lo studio dell’interazione, sia tra caratteri alfanumerici e figure, che tra suoni, immagini, movimento e interattività. Questo è l’orizzonte entro il quale oggi si deve muovere il grafico. Disporre di una ambito di riflessione che è in grado di raccogliere le interazioni tra i vari linguaggi è sicuramente una prospettiva quantomeno allettante. Sarà possibile?
Beppe Chia